sabato 10 marzo 2012

APPELLO PER LA NON APPROVAZIONE DELLA VARIANTE AL PGT DI MONZA E LA SALVAGUARDIA DELLE AREE VERDI E AGRICOLE DELLA NOSTRA CITTÀ

sindaco@comune.monza.mi.it, vicesindacoebilancio@comune.monza.it, assessore.ambiente@comune.monza.it, assessore.decentramento@comune.monza.it, assessore.ediliziaprivata@comune.monza.it, assessore.territorio@comune.monza.it, assessore.operepubbliche@comune.monza.it, presidenzacc@comune.monza.it,
gghezzi@comune.monza.it, mtognini@comune.monza.it, mdallamuta@comune.monza.it, dpetrucci@comune.monza.it, rdepasquale@comune.monza.it, ascotti@comune.monza.it, amancuso@comune.monza.it, mfaglia@comune.monza.it, rscanagatti@comune.monza.it, vascrizzi@comune.monza.it, fpepe@comune.monza.it,

urp.pref_monzabrianza@interno.it, presidente@provincia.mb.it,
Al Sindaco
Ai componenti della Giunta
Al Presidente del Consiglio comunale
Ai Consiglieri Comunali
Al Direttore Generale (e Progettista del Piano)
Al Segretario Comunale
E P.C.
Al Prefetto
Al Presidente della Provincia
Gentili Signor Sindaco, Assessori, Consiglieri e Funzionari comunali
All’inizio della discussione sulle osservazioni al PGT le associazioni, i comitati, i movimenti e i cittadini che seguono con attenzione la variante al PGT di Monza, adottata il 4 ottobre 2011, vi rivolgono un appello perché non venga approvata dal momento che:
• prevede la cementificazione della maggior parte delle aree verdi e agricole rimaste a Monza, mettendo a rischio di ulteriore compromissione anche le aree libere del Parco date in concessione all’autodromo e al golf;
• provoca aumento di traffico, smog ed incremento di malattie respiratorie, in una città che è la più inquinata della Lombardia;
• il consumo di suolo previsto è inaccettabile, visto che Monza ha un tasso di urbanizzazione molto elevato, pari ad almeno il 61% della superficie totale
• è in netto contrasto con i principi della Charta di Monza, elaborata agli Stati Generali dell’Agricoltura della Provincia MB soprattutto per quanto previsto al punto “tutelare l’integrità territoriale agricola ...” ed entusiasticamente sottoscritta anche da Consiglieri provinciali che, nel ruolo di Consiglieri comunali monzesi, hanno votato a favore della variante al PGT.
Bloccare il consumo di suolo a Monza, modificare il PGT vigente e consentire solo interventi di riqualificazione (come la tutela delle aree verdi ed agricole, il recupero delle aree dismesse): solo in questo modo la città di Monza potrà diventare vivibile e sostenibile.
L’appello è supportato anche dalla considerazione che vi è una serie di elementi tecnico-procedurali previsti dalla LR 12/2005 che, durante la fase di elaborazione del Piano, sono stati trascurati o non applicati.
La legge regionale prevede che la validità temporale del Documento di Piano sia di cinque anni; le previsioni in esso contenute DEVONO far riferimento a questo arco temporale ed essere supportate da un adeguato quadro conoscitivo e decisionale che, nel caso della variante in discussione, è molto carente, in particolare per quanto riguarda:
• l’INADEGUATEZZA, l’ASSENZA o l’OBSOLESCENZA degli studi e dei dati a supporto delle decisioni pianificatorie e, con particolare riguardo a quanto previsto al comma 1, lett. a) e b) dell’art. 8 (documento di Piano - quadro ricognitivo e programmatorio di riferimento e quadro conoscitivo del territorio comunale). La maggior parte dei dati è riferita al 2008 (demografia e struttura produttiva); i dati sull’attrattività turistica risalgono al 2005, quelli del settore ospedaliero al 2004, (nel frattempo Monza e il mondo sono cambiati profondamente!);
• la MANCANZA ASSOLUTA di coerenza tra questi dati, pur così carenti, con le proposte contenute nel Piano; nessuna delle scelte quantitative o qualitative fa riferimento ai dati o alle analisi;
• l’ASSENZA di una chiara e definita determinazione degli “... obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT; nella definizione di tali obiettivi il documento di piano tiene conto della riqualificazione del territorio, della minimizzazione del consumo del suolo in coerenza con l’utilizzazione ottimale delle risorse territoriali, ambientali ed energetiche, della definizione dell’assetto viabilistico e della mobilità...”, come previsto al comma 2, lett. b) dell’art. 8;
• l’ASSENZA della dimostrazione della “compatibilità delle... politiche di intervento e della mobilità con le risorse economiche attivabili dalla pubblica amministrazione...” come previsto al comma 2, lett. d) dell’art. 8. La fattibilità tecnico-economica delle principali dorsali di mobilità è totalmente assente, lasciata esclusivamente alle volontà e alle tempistiche dei proprietari delle aree.
Decisioni rilevanti per il futuro prossimo di una città importante come Monza non possono prescindere dalla conoscenza approfondita di fenomeni territoriali ed economici articolati e complessi.
L’elenco delle carenze e delle inadeguatezze potrebbe essere molto più lungo e articolato; ci preme tuttavia porre all’attenzione dei Consiglieri un elemento che consideriamo fondamentale per ogni processo decisionale: al di là della discrezionalità amministrativa alla base del loro mandato istituzionale, nelle decisioni non possono prescindere da elementi di tale rilevanza per gli interessi della cittadinanza dalla quale sono stati democraticamente eletti. Il metodo e il merito delle scelte, proprio perché non improntati alla discrezionalità amministrativa ma all’arbitrarietà, non potranno che portare ad un’opposizione al PGT in tutte le sedi, comprese quelle della giustizia amministrativa.
Un terzo, ma non meno importante, elemento di supporto all’appello di non approvare il PGT è legato alle preoccupazioni per la condizione di potenziale illegalità che può aver influito su alcuni contenuti del Piano.
La recentissima cronaca giudiziaria ha coinvolto alcuni consulenti dell’amministrazione per la stesura del Piano. Senza volere entrare nel merito della vicenda giudiziaria, è innegabile che timori e perplessità dovrebbero raccomandare prudenza in una vicenda tanto delicata.
A fronte dei rilievi sollevati, voler persistere nell’approvare la variante sarebbe un atto irresponsabile, soprattutto nei confronti delle future generazioni che vivranno a Monza; atto di cui i consiglieri saranno chiamati a rendere conto ai cittadini.
Per tutelare i cittadini Monzesi che siete stati chiamati ad amministrare, vi chiediamo di porre in essere tutte le azioni necessarie - comprese le DIMISSIONI DALLA CARICA DI CONSIGLIERE - per NON APPROVARE una Variante non condivisa con la popolazione monzese, in contrasto con il programma di mandato del Sindaco, con profili di illegittimità e oscurata da ombre di potenziali illegalità.
Distinti saluti.
Nome, indirizzo

lunedì 5 marzo 2012

INAUGURAZIONE LAVORI SUL CORPO CENTRALE DELLA VILLA REALE

In merito all’inaugurazione dei lavori sul primo lotto funzionale, ovvero il corpo centrale della Villa Reale di Monza, osserviamo quanto segue:

• Poiché abbiamo ricevuto solo venerdì scorso il progetto definitivo, ci riserviamo di analizzarlo nel dettaglio prima di esprimerci nel merito.

• Nel metodo rileviamo l’usuale scarsa trasparenza che ha accompagnato l’intera vicenda, poiché il progetto non è stato finora estesamente presentato ai cittadini, sebbene il direttore del Consorzio avesse a suo tempo dichiarato che lo detto avrebbe fatto. Dagli stralci di dichiarazioni rilasciate alla stampa traspare un ottimismo non sostenuto da dati di fatto, proseguendo la stessa prassi usata dai diversi amministratori succedutisi nel tempo. Basti confrontare gli articoli comparsi dieci anni fa con quelli di oggi per vedere analoghe dichiarazioni roboanti che si sono accompagnate al degrado della Villa, senza mai arrestarlo.

• L’unico dato certo è l’improponibilità di paragonare la situazione della reggia monzese con quella di Versailles e nemmeno con quella di Venaria Reale. La garanzia che non si commettano errori irreparabili sotto il profilo strutturale e che la Villa Reale di Monza non diventi un contenitore di attività e manifestazioni non compatibili con la sua dignità storica e con la sua destinazione di bene paesistico, tutelato dall’art. 9 della Costituzione, è affidata a un Consorzio che conta in tutto tre dipendenti (un direttore, un dirigente di regione Lombardia e una segretaria part-time per un totale di spesa per stipendi di 370.000 euro, contro i 576.000 euro delle 16 persone che si occupano della gestione e della manutenzione dell’intero Parco) e che è pesantemente condizionato dai veti incrociati e della poca volontà politica degli enti che vi partecipano.

Richiamiamo gli amministratori alla loro responsabilità. La “messa a bando” dei beni culturali, così come si è fatto in relazione alla parte nobile della Villa Reale di Monza, non serve a un loro effettivo recupero né a fare in modo che il privato possa concorrere a salvare il nostro patrimonio culturale. Essa si traduce, invece, in una alienazione del bene medesimo senza alcuna capacità (o volontà) di controllo da parte dell’amministrazione pubblica, che abdica alle sue prerogative e non ottempera ai suoi doveri. Inoltre, quella della messa a bando in project financing è una forma che può favorire le clientele e la corruzione ed è rischiosa anche per il futuro del bene, perché si basa pressoché esclusivamente sul tornaconto che ne ricaverà il privato e, laddove questo non ci sia, può comportarne l’abbandono, come è avvenuto in moltissimi casi documentati dalla stampa.